mercoledì 2 marzo 2011

Altroconsumo: “Il trasporto ferroviario calabrese va ripensato”

Parte in Calabria la campagna “Ultimo treno” - Siamo Uomini o Pendolari. L’iniziativa è di Altroconsumo

Anche in Calabria è partita la campagna contro i disservizi dei treni. Il professor Pietro Vitelli, responsabile Altroconsumo Regione Calabria, invita tutti i calabresi a far sentire la propria voce attraverso la petizione che l’associazione indipendente di consumatori ha promosso quale prima importante iniziativa del 2011, finalizzata al miglioramento del servizio di trasporto ferroviario regionale.

“Servizi di trasporto pubblico puntuali ed efficienti significano maggior tempo libero per ognuno di noi, più adeguati mezzi di trasporto a disposizione del cittadino significano una migliore qualità di vita per tutti”, scrive Vitelli in una nota. Poi l’appello: “Pretendere di vivere in un Paese migliore è un nostro diritto, metterci nelle condizioni di farlo un vostro compito primario. vi chiediamo quindi di riportare con urgenza il tema dei servizi di trasporto ferroviario regionale al centro dell'agenda politica”.

Altroconsumo ha recentemente raccolto le opinioni degli utenti del servizio del trasporto ferroviario sulle 25 tratte più interessate dal fenomeno del pendolarismo. Hanno risposto al questionario più di 1.400 pendolari, i cui giudizi si sono rivelati alquanto negativi. I dati relativi all'indagine sono disponibili sul sito www.altroconsumo.it/campagna-trasporti. Ciò di cui si lamentano maggiormente i pendolari è la pulizia praticamente inesistente (89%): sporcizia sui sedili e nelle carrozze, cattivo odore, vetri e bagni in condizioni antigieniche, presenza di rifiuti. Ma molte altre sono le cause di malcontento tra i pendolari che ogni giorno sono costretti a viaggiare su treni vecchi e in costante ritardo: affollamento (76%), climatizzazione (71%), informazioni a bordo in caso di disservizio (68%), puntualità (63%), sicurezza (48%), cortesia e disponibilità del personale (36%).

L'insoddisfazione per il servizio nel suo complesso è pari al 72%.

“Tali condizioni di trasporto a dir poco umilianti, comuni a tutto il territorio nazionale – spiega Vitelli – ci inducono a ritenere che gli standard previsti dai contratti di servizio firmati tra Trenitalia e ogni singola Regione, sebbene i parametri siano molto bassi, non siano assolutamente rispettati e questo contribuisce ad allontanarci sempre più dagli altri Stati europei dove esistono tratte utilizzate dai pendolari che sono servite addirittura dall'alta velocità, cosa che sarebbe dovuta accadere anche in Italia. Negli ultimi anni, in un quadro di liberalizzazione ancora parziale, ingentissimi investimenti pubblici sono stati indirizzati solo ed esclusivamente all'alta velocità rafforzando la posizione dominante delle Ferrovie dello Stato che operano ancora in regime di sostanziale monopolio senza che, a fronte di questo favore, le FS si siano minimamente occupate di migliorare la qualità del trasporto nelle tratte per i pendolari, al contrario l'introduzione dell'alta velocità ha comportato una consistente diminuzione dell'offerta di treni regionali. Ad aggravare questa già tragica situazione si aggiungeranno ben presto gli ingenti aumenti tariffari e i rilevanti tagli ai servizi di trasporto locale già preannunciati da molte Regioni a fronte della consistente quanto assurda riduzione dei trasferimenti dallo Stato approvati dal Governo nella manovra economica. Pur consapevoli della congiuntura economica negativa e della conseguente necessità di tenere sotto particolare controllo la spesa pubblica riteniamo miopi, inappropriati e contrari all'interesse generale tali tagli che nei prossimi mesi contribuiranno viepiù a peggiorare i servizi fatiscenti offerti ai pendolari e a inasprire e radicalizzare le loro legittime proteste, considerato che i costanti disservizi provocano ormai conseguenze non solo sulla qualità della loro vita ma, molto spesso, anche direttamente economiche sulle loro tasche”.

È alla luce di queste argomentazioni che Pietro Vitelli e tutti i firmatari della petizione:

a) si oppongono fermamente a ogni ipotesi di aumento tariffario che non sia contestuale a un consistente miglioramento della qualità del servizio, misurabile da parte di soggetti indipendenti e terzi rispetto al fornitore monopolista;

b) chiedono la creazione di un'Autorità indipendente di settore alla quale attribuire quelle funzioni regolamentari che non possono continuare a rimanere in capo a RFI, società del Gruppo Ferrovie dello Stato, se si vuole realizzare un mercato del trasporto ferroviario regionale effettivamente aperto alla libera concorrenza. Questo significa l'abbattimento delle posizioni di rendita di cui godono le Ferrovie dello Stato attraverso l'adozione di concrete misure di liberalizzazione più volte auspicate dall'Autorità Antitrust che prevedano un vero sblocco delle gare su ferro con procedure ad evidenza pubblica;

c) chiedono che sia avviato al più presto un piano nazionale ad hoc di ristrutturazione del servizio ferroviario regionale, adeguatamente finanziato, affinché anche nelle tratte più utilizzate dai pendolari, il sistema possa divenire finalmente efficiente e competitivo;

d) chiedono che sia approvato uno Statuto dell'utente dei servizi ferroviari che riporti quest'ultimo al centro del sistema anche nel nuovo assetto del mercato liberalizzato, considerato che compete allo Stato determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e, tra questi, quello alla mobilità.

e) chiedono che Ferrovie dello Stato, Regioni e Governo, di fronte a questa situazione di disagio profondo, cessino il gioco del rimpallo di responsabilità e si adoperino, invece, per quanto rientra nell'ambito delle rispettive competenze, per un reale miglioramento del servizio di trasporto ferroviario locale e per garantire i sacrosanti diritti degli utenti.

“I disagi dei viaggiatori della nostra regione, aggravati dai recenti episodi di disservizi, come, ad esempio, sulla tratta ferroviaria che da Cosenza collega il nodo della stazione di Paola, certamente sono simili a quelli di tutti gli altri utilizzatori delle FS d’Italia. È per questo motivo – annuncia Vitelli - che saranno posti in essere tutti i meccanismi di tutela da parte della nostra organizzazione”.

martedì 30 novembre 2010

Vittoria del Barça de futbòl, trionfo di un popolo

Quella andata in scena ieri sera al Camp Nou di Barcellona non è stata una semplice partita di calcio. Così come il Barça de futbòl non è solo una squadra di calcio. Ieri sera al Camp Nou è andato in scena il trionfo del popolo catalano contro il potere madridista.

Da sempre per chi tifa Barça i Blancos di Madrid rappresentano il nemico, non l'avversario sportivo. Il Real è stato prima il simbolo del franchismo, poi quello dello Stato centralista contro la voglia di autonomia della Catalogna.

Ed è stato un trionfo perfetto, quasi poetico, quello di ieri sera. Il Barcellona non ha vinto con un gol fortunoso, magari messo a segno dopo 90 minuti di sofferenza. No, i blaugrana hanno sciorinato sul tappeto erboso del Camp Nou tutta la loro creatività, la loro genialità. La voglia di imporre un concetto estetico che va ben al di là del calcio. Arriva fino alle vette maestose di Gaudì.

Chi è stato in Spagna, in Catalogna, meglio, sa bene cosa significhi andare a vedere il Barça de futbòl che sfida il Madrid. Ben più di una partita di calcio. La voglia di un popolo di dimostrare, una volta di più, di avere potenzialità clamorose da esprimere.

Vedere Cristiano Ronaldo ridotto a bulletto di periferia, Josè Mourinho annichilito in panchina, Iker Casillas con gli occhi lucidi, è stata, per i tifosi blaugrana, la vera vittoria. Il 5 a 0 maturato sul campo lo strumento, non il fine.

Wikileaks, ecco le vere vittime di Assange

La riflessione più interessante nel diluvio di commenti post wikileaks l’ha fatta Giulietto Chiesa (nella foto) a Radio 24. Il ragionamento, in estrema sintesi, è questo: la cosa che emerge con grande forza da una primissima lettura dei file diffusi dall’organizzazione guidata da Julian Assange, è il livello delle analisi di scenario che i funzionari delle ambasciate di mezzo mondo mandano periodicamente ai propri governi: scadente, quantomeno.


Certo non si può giudicare la diplomazia mondiale dagli spifferi di questi giorni, ma di sicuro non fa piacere sapere che i capi di stato di mezzo mondo perdano il loro tempo a leggere giudizi del tutto personali, sostanzialmente inutili, su questo o quell’uomo di governo. Sapere che uno è grassoccio, l’altro godereccio, quell’altro ancora vanitoso è così importante per decidere i destini del pianeta?


Insomma, a uscire a pezzi dal diluvio wikileaks non sono i governi – gran parte delle rivelazioni sono cose già note o deduzioni semplici per chi si tiene un minimo informato – ma i funzionari delle ambasciate.


Possibile che il livello delle analisi che fanno sia così basso?

martedì 23 novembre 2010

Giornate calabresi di formazione allo sviluppo e alla democrazia. Scienze politiche e socio-criminologiche

di Francesca De Rinaldis

Nel processo di sviluppo ed autonomizzazione delle regioni meridionali ed in particolare della Calabria, il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell' Università degli Studi della Calabria, insieme all'A.I.A.S.U. (Associazione Internazionale per le Applicazioni delle Scienze Umane), nell'ambito del Corso di Alta Formazione per "Educatore professionale per minori a rischio e per l'integrazione sociale e scolastica. Probation Officer" per l'anno accademico 2010-2011, si è fatto promotore di un programma di approfondimento tematico intitolato "Giornate calabresi di formazione allo sviluppo e alla democrazia. Scienze politiche e socio-criminologiche" al fine di sensibilizzare la trattazione di questioni rilevanti per le regioni meridionali.
La prima giornata si è svolta proprio venerdi 19 novembre nella città di Cosenza presso l'Hotel Royal, e ha visto come tema principale di discussione e confronto tra professionisti del settore, quello del carcere e della formazione delle nuove figure professionali necessarie alla rieducazione sociale del detenuto.
All'apertura dei lavori il Questore di Cosenza, il Dr. Alfredo Anzalone, ha tenuto a sottolineare come la prevenzione e il recupero nel carcere rappresentino oggi per la nostra società una grande sfida e di come queste giornate di formazione siano fondamentali per cambiare la realtà del carcere.
Ha partecipato all'apertura dei lavori anche il Sindaco della Città di Cosenza, l'Avv. Salvatore Perugini, il quale ha messo in evidenza l'importanza del ruolo dell'Università nell'esercitare la sua funzione pedagogica al di fuori delle mura istituzionali, in una società, la nostra, che è andata sempre più perdendo il senso della democrazia andando invece verso l'esasperazione dell'individualismo e quindi la disgregazione.
Moderatore dei lavori della mattinata è stato il Prof Giuseppe Spadafora, ordinario di Pedagogia Generale, Presidente del corso di Laurea in Scienze dell'Educazione dell'Università della Calabria, il quale ha ribadito l'impegno dell' Università nell'istituire un corso di Laurea per Educatori Professionali. L'impegno di Spadafora e del prof. Francesco Bruno, psichiatra, criminologo, ordinario di Pedagogia Sociale dell'Università della Calabria e Presidente dell'A.I.A.S.U., che hanno promosso e fortemente voluto la realizzazione di questo progetto di formazione, è quello di far nascere dall'integrazione tra le discipline della Criminologia e quelle della Psicopedagogia, la figura dell'Educatore professionale e di qui la sfida di avviare un corso universitario Post Lauream. In riferimento al DPR 448/88 il Prof. Giuseppe Spadafora, ha tenuto a sottolineare l'importanza della figura del Probation Officer, volto al recupero dei giovani delinquenti o con problemi di marginalità.
Il Prof. Francesco Bruno, dopo aver portato i saluti dell'Assessore alla Cultura della Regione Calabria, Mario
Caligiuri, ha incentrato il proprio intervento sull'importanza della figura dell'Educatore Professionale che opera soprattutto nelle carceri. Il carcere è un ambiente difficile, e lavorare per migliorare il carcere, ha sottolineato, rappresenta una grande sfida e tale sfida parte proprio dall'Educazione. In tutto il nostro Paese c'è bisogno di
Democrazia, c'è bisogno di Educare alla convivenza civile, poichè la formazione della gente alla Democrazia è soprattutto formazione al benessere, ed è in questo contesto che l'Educatore Professionale diventa una figura chiave. La figura dell'Educatore Professionale, che ha cominciato a delinearsi concretamente intorno agli anni ' 70, trova proprio nel carcere uno dei primi luoghi di intervento. La chiusura dei manicomi e la conseguente necessità di trovare comunque soluzioni per la presa in carico della malattia mentale, trova nell'Educatore Professionale la figura meglio indicata per la soluzione di tale problema ha sostenuto il Prof. Francesco Bruno.
Il Dr. Sebastiano Ardita, Direttore Generale dei detenuti e del trattamento del D.A.P. (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), ha portato all'attenzione dei presenti dati che rispecchiano la realtà carceraria
italiana. Al 31 ottobre 2010 l'Amministrazione Penitenziaria registra 68.795 presenze a fronte di una capienza regolamentare pari a 44.962 unità. 25.364 sono stranieri, 36.904 sono condannati in via definitiva a fronte di 29.968 imputati (15.111 in attesa di I° giudizio, 8.130 appellanti, 5.047 ricorrenti, 1.698 "misti"), 1.822 gli internati. In particolare la Calabria dispone di 12 istituti penitenziari per una capienza regolamentare pari a 1.871 unità. Dal 31 dicembre 2009 al 30 giugno 2010 il quantum della popolazione carceraria ha subito un incremento pari a 3.087 unità circa, in media 514 detenuti in più al mese. Se tale proporzione si mantenesse in futuro, entro un biennio
potremmo raggiungere le 92.000 unità e tale cifra costituirebbe una forte sfida per un sistema fatto per sopportarne meno della metà.
Ardita allora pone degli interrogativi: con questi numeri quale è il progetto rieducativo che un'istituzione penitenziaria seria può erogare? Dove è il trattamento e il recupero per tutti quei detenuti che transitano nel carcere? Ecco allora, sostiene Ardita che si sostanzia la necessità di intervenire non solo sul trattamento quanto
sull'accoglienza del detenuto al fine di ridurre al minimo il danno istituzionale e il trauma dell'ingresso in carcere, per una ricostruzione esistenziale del detenuto finalizzata all'applicazione di un programma di trattamento individualizzato.
Sul sensibile tema del trattamento carcerario del malato psichiatrico, è intervenuto il Dr. Adolfo Ferraro, psichiatra, Direttore sanitario dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, il quale ha messo in evidenza la stretta interconnessione tra il disagio psichico e la reclusione, tale per cui il disagio psichico è si spesso, causa di reclusione, nello stesso modo in cui però è la reclusione stessa causa di insorgenza di disagio psichico. Tre sono, sottolinea Ferraro, gli elementi funzionali all'equilibrio psichico di ogni essere umano e sono il tempo, lo spazio e le relazioni, tre elementi che l'istituzione carceraria e ancora di più l'istituzione dell' Ospedale Psichiatrico Giudiziario, distorcono fortemente. Ecco come per Ferraro la rieducazione, la cura e la riabilitazione si configurano come una restituzione della libertà non intesa come cessazione della pena o misure alternative alla detenzione, intesa bensì come possibilità di espressione, di restituzione di una funzione espressiva che l'Istituzione totale toglie. Per riabilitare è perciò fondamentale avere e dare un tempo per esprimersi, un tempo per conoscere e comprendere i soggetti da riabilitare, che parta proprio dal recupero di quei tre elementi fondamentali: il tempo, lo spazio e le relazioni.
La giornata è proseguita nel pomeriggio sotto la moderazione della Prof.ssa Viviana Burza, ordinario di Pedagogia
Sociale all'Università della Calabria, con gli interventi di altri esperti del settore che hanno posto e acceso delle discussioni su temi sensibili attorno al mondo dell'istituzione carceraria come quello che riguarda la prevenzione del comportamento criminale dei "giovani problematici"quello della formazione dell'educatore professionale nelle comunità terapeutiche, quello della salute in carcere, della definizione della figura del Probation Officer, dell'arte dome mezzo di rieducazione e recupero, delle Misure alternative alla detenzione, dal quale, nello specifico, è emerso il seguente quadro: al 30 giugno 2010, si registrano circa 13.360 ca. Soggetti in misure alternative: 7.800 sono affidati in prova (3.512 al Nord, 1.826 al centro, 2.462 al Sud), 868 in semilibertà (296 al Nord, 184 al Centro e 388 al Sud) e 4.692 in detenzione domiciliare (1.849 al Nord, 1.093 al Centro e 1.750 al Sud).
La prima delle giornate calabresi di formazione allo sviluppo e alla democrazia, si è conclusa con la presentazione di una sfilata delle creazioni orafe di Gerardo Sacco.

domenica 21 novembre 2010

Riposizionato il Cristo sofferente

Ad 8 anni dalla sua rimozione da Piazza del Popolo, il Cristo sofferente è stato riposizionato nei giardini dei Licei Silvio Lo Piano di Cetraro.

La statua sacra, scolpita negli anni Ottanta dall’artista cetrarese Marcello Ciampa, dedicata alla memoria di Giovanni Losardo, assassinato dalla mafia il 21 giugno dell’Ottanta, è stata elevata a simbolo antimafioso dal consiglio comunale con atto deliberativo votato all’unanimità nel luglio 2006.

Dal settembre 2002, allorché è stata rimossa da Piazza del Popolo dove svettava da oltre 20 anni, la statua è rimasta chiusa in un magazzino del Comune di Cetraro in attesa di essere restaurata e riposizionata.

Nell’arco di questi anni intorno al Cristo sofferente si era creata una sorta di petizione popolare con la raccolta di oltre 1500 firme per restituire agli antichi splendori una scultura di indubbio pregio artistico, ma soprattutto di grande valore simbolico.

Qualche anno fa con un primo finanziamento dell’assessore provinciale alla cultura dell’epoca Stefania Covello è stato possibile restaurare la statua, che tuttavia ha atteso ancora qualche altro anno prima del suo riposizionamento definitivo.

L’interessamento diretto del presidente dell’amministrazione provinciale di Cosenza Gerardo Mario Oliverio ha consentito di trovare una soluzione all’interno del piano di ristrutturazione dei giardini dei Licei dove appunto il Cristo è stato posizionato in modo orizzontale per ragioni logistiche.

Evenienza questa che ha conferito un ulteriore fascino artistico alla statua sacra di cui si è parlato a lungo nel corso degli ultimi 8 anni.

Il primo cittadino Giuseppe Aieta, particolarmente impegnato nel perseguire l’obiettivo di riposizionare la scultura sacra, ha preannunciato che a breve si procederà alla inaugurazione del Cristo sofferente con tutti gli onori che una cerimonia di questo tipo richiede.

Dovrebbero essere presenti all’iniziativa il presidente dell’amministrazione provinciale di Cosenza Gerardo Mario Oliverio e il Prefetto di Cosenza Antonio Reppucci.